E Quel Giorno Arrivò un Cuoco da Molto Lontano

10:04 AM / Pubblicato da Il narratore Misterioso / commenti (0)

Timorosi e spaventati, i servi tornarono al castello con i loro miseri averi e nessun cuoco al loro seguito. Tutti avevano paura della furia del sovrano e nessuno era riuscito a trovare un cuoco che volesse cucinare per re Kyrion.

Per ultimo veniva il padre della bambina portatrice della notizia, curvo sotto i suoi bagagli e più triste e sconfortato degli altri poiché era il capo della servitù e gli sarebbe toccata una pena maggiore per non aver portato un cuoco con sé.

Quest'ultimo veniva da una catapecchia nei pressi della porta orientale della roccaforte, e mentre si avviava verso il palazzo del re venne sorpassato, e quasi investito, da una carrozza che andava a tutta velocità ed era tirata da quattro purosangue dal mantello lucido di sudore. Mentre si ripuliva gli umili abiti, sporcati dalla polvere alzata dai cavalli, la carrozza si arrestò bruscamente e dall' interno si sporse un uomo dalla barba bionda e dal viso rubicondo.

"Ohé, quell'uomo!" gridò il tizio, rivolgendosi al capo della servitù. "Il mio padrone è un cuoco molto famoso giunto da lontano per far assaggiare le sue prelibatezze al magno Kyrion. Dove si trova il palazzo reale?" Che straordinaria coincidenza, pensò l'uomo, mentre accompagnava la carrozza nel cortile del palazzo. Questo celebre cuoco avrebbe liberato il popolo dalla funesta promessa del tre? Di certo non bisognava rivelargli nulla, o sarebbe scappato a gambe levate.

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Castello Deserto e Colazione Mancante: il Risveglio di Kyrion Non Fu dei migliori

6:50 PM / Pubblicato da Il narratore Misterioso / commenti (0)


La mattina dopo, il Re Kyrion si svegliò appagato e soddisfatto, ma con una punta di amarezza o forse rimpianto nella mente. Quando cercò di capire che cosa fosse a turbarlo, i suoi pensieri si ingarbugliarono come un gomitolo con cui ha giocato un gatto pestifero: allora decise che era meglio riflettere dopo colazione. Dopo una lauta colazione, ovviamente: Kyrion era abituato a mangiare burro e pane fresco, dolci torte di fragole e mirtilli ricoperte da miele selvatico e ogni sorta di golosità. Il tutto innaffiato da una buona caraffa di idromele e accompagnato da qualche sonoro rutto.

Pregustando i cibi prelibati, il sovrano buttò da un lato le coperte e si alzò sbadigliando, in pigiama e berretto da notte. Dopo una grattatina alla barba si infilò la vestaglia e le pantofole, sbadigliò ancora una volta e poi suonò la campanella dorata di fianco al letto. Un servo sarebbe dovuto accorrere immediatamente, ma non arrivò nessuno: dopo aver aspettato più di cinque minuti, battendo il piede impazientemente, il Re scese le scale che conducevano al salone con un incedere infastidito.

E qui lo aspettava la sorpresa: non solo non c'era l'ombra di un cortigiano o di una serva, ma il tavolo, sul quale era sempre imbandita la colazione abbondante e da leccarsi i baffi, era desolatamente vuoto. Un topolino sbucò da sotto il trono, e appena vide Kyrion corse a rifugiarsi nella sua tana con uno squittio allarmato. Ma il Re era rimasto a bocca aperta e non si accorse neppure della bestiola. Senza parole, barcollò fino al trono e ci si lasciò cadere sopra, cercando di trovare il bandolo della matassa dei suoi pensieri per dare un senso a tutto questo.

A quel punto la vide, rannicchiata in un angolo con gli occhioni blu enormi che lo fissavano e un'espressione imperscrutabile. Cercando di essere dolce, con il sangue che gli ribolliva nelle vene, la chiamò: "Vieni qui, bambina, e raccontami quello che è successo nel mio castello. Perché è deserto? Dov'è la mia colazione, dove sono i miei servi?"


La piccola si avvicinò timorosa al trono: doveva avere poco più di 4 anni e portava i capelli biondi lunghi e scarmigliati, nascosti sotto ad un cappuccio. Quando arrivò a un paio di metri da Kyrion, la sua vocetta timorosa si levò fino a lui: "Sono tutti scappati perché non c'è più il cuoco, e nessuno sa cucinare bene quanto piace a te. Il mio papà mi ha detto che non voleva finire con la testa staccata dal corpo, e come lui tutti gli altri, a tu sai essere cattivo..."

Il Sovrano, tanto scioccato dalla notizia della fuga del personale, non badò neppure al fatto che la bimba gli avesse dato del tu. Dopo aver riflettuto un attimo, trovò la soluzione al suo problema. "Piccola, vai dal tuo papà e digli che può ritornare insieme a tutti i servi del castello. Prometto che non farò loro del male: ma dovranno cercare in tutto il reame un cuoco che sappia soddisfare il mio palato e il mio stomaco. E se non sarà all'altezza la sua fine è già segnata, e bisognerà cercare qualcun altro. Ora vai, bambina, e torna con la mia corte e con un cuoco degno di questo nome."

[Immagine Alba e Immagine Bambina]

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La Decapitazione del Primo Cuoco Senza Inventiva

1:08 PM / Pubblicato da Il narratore Misterioso / commenti (0)

Urlante e recalcitrante, il cuoco condannato ad essere decapitato fu condotto nelle prigioni del castello dalle guardie di Re Kyrion. Mi sarebbe piaciuto descriverle come muscolose e aitanti, coraggiose e anche un po' fiere, ma la realtà è che gli anni di pace e prosperità nel regno di Anthelios le avevano rammollite alquanto.

Il primo soldato, alto e mingherlino, teneva per un braccio il prigioniero che si dimenava, cercando di evitare calci e gomitate. La seconda guardia, tarchiata e corpulenta, lo trascinava per l'altro braccio con i goccioloni di sudore che gli cadevano dalla fronte. Se non fosse stato per la drammaticità dell'avvenimento, uno spettatore ingenuo sarebbe di certo scoppiato a ridere davanti al comico terzetto.

Arrivati davanti alla porta di quercia della cella più remota del castello, il ciccione cavò un grosso mazzo di chiavi dalla tasca e armeggiò per un momento con le chiavi, sbuffando ripetutamente. Poi soffiò sulla serratura, completamente intasata dalle ragnatele e dalla polvere, fece girare la chiave e finalmente spalancò il portone: la stanzetta era larga sì e no un metro e mezzo per due, invasa da insetti poco amichevoli e sporcizia, con una finestrella protetta da larghe sbarre di ferro. Le guardie gettarono dentro il povero cuoco, e poi richiusero con forza la porta (il cui legno spesso impediva alle urla disperate di penetrare all'esterno).

L'uomo gridò con quanto fiato aveva in gola, si gettò sulla porta, graffiò il legno con le unghie, supplicò piangendo nel buio della notte: ma non c'era nessuno a sentirlo, se non quel piccolo scarafaggio che lo osservò per un istante prima di infilarsi in un buco del pavimento. La mattina seguente, il cuoco era talmente esausto che si lasciò trascinare senza forze sul patibolo, davanti alla folla atterrita, nel bel mezzo della piazza principale.

Il Sovrano era al posto d'onore, ancora furente per il banchetto rovinato della sera precedente. Guardò il cuoco per un attimo con occhi di brace, poi sul suo viso si disegnò un sorriso crudele che diventò una vera e propria risata quando la testa insanguinata del cuoco rotolò giù dal patibolo. E nel silenzio della piazza, il suo ghigno si levò stridulo al cielo, tanto da far dubitare alcuni sudditi della sua sanità mentale.

[Immagine]

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Tutto Cominciò a Causa di un Cervo Cucinato Senza Fantasia

11:23 PM / Pubblicato da Il narratore Misterioso / commenti (1)

C'era una volta un Re che giurò di far decapitare tutti i cuochi senza inventiva. Tutto cominciò nel giorno di un banchetto importante dopo la caccia reale, al quale erano invitati tutti i potenti dello sconfinato regno di Anthelios.

Come volevano le usanze, il primo a prendere la parola era sempre il Re: si chiamava Kyrion, era grande e grosso e regnava più o meno pacificamente nelle terre del reame di Anthelios. Seduto sul suo grande trono, con un bavaglino di seta appuntato sull'abito, Kyrion aveva inaugurato il pranzo con un brindisi alla sua caccia fortunata. Il Re aveva preso un cervo magnifico, con un solo tiro di freccia, e aveva raccontato la sua impresa con il viso raggiante d'orgoglio.

"Lui era immobile, a un centinaio di metri da me. Mi guardava con i suoi occhi umidi, spaventati ed enormi, che segretamente mi lanciavano una sfida. Incoccai la freccia e tesi la corda dell'arco al massimo. Quando scagliai la freccia, il cervo batté le palpebre: la mia freccia lo raggiunse in pieno cuore, e stramazzò al suolo morto sul colpo. A questo, e a tutti i cervi che caccerò nella mia vita, dedico il mio brindisi."

E tutti, dai cortigiani agli ospiti importanti, alzarono il bicchiere e bevvero d'un fiato il vino rosso come il sangue. Poi il banchetto fu aperto ufficialmente, e i camerieri servirono Kyrion per primo, aspettando che il Re assaggiasse le pietanze secondo la tradizione.

Il sovrano, con uno sguardo bramoso, afferrò una coscia del cervo ucciso la mattina stessa e la addentò di gusto: ma dopo aver masticato un paio di volte, il suo viso diventò rosso paonazzo e gli occhi mandarono fiamme. Pieno di sdegno, sputò il cibo per terra con una mossa violenta, e tutti i presenti sussultarono.

Poi, con la furia negli occhi, Kyrion si strappò il bavaglino dal petto e si alzò in piedi gridando: "Voglio che il cuoco sia immediatamente convocato alla mia presenza!"

Il poveretto arrivò poco più di un minuto dopo, livido di paura e con gli occhi fuori dalle orbite.

"Come hai osato rovinare il mio cervo perfetto? Come hai potuto abbinarlo con delle banalissime cipolline in agrodolce, per di più al banchetto più importante dell'anno? Tu non meriti di cucinare per me!" - sbraitò il Re, fuori di sé, sputacchiando saliva e con le vene sulle tempie pulsanti.

Poi prese un respiro profondo, allontanò il suo viso da quello del malcapitato e abbracciò la sala con un solo sguardo decidendo il da farsi. Dopo aver colto le occhiate dei commensali, che celavano malamente la loro compassione per il Re umiliato, Kyrion si sentì ancora più arrabbiato con quel cuoco senza inventiva.

"Tu non meriti neppure di vivere! Guardie, portatelo nelle segrete: domattina all'alba sarà decapitato!"

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